lunedì 22 settembre 2025

2025 09 22 – I profeti creatori dal dolore

2025 09 22 - I profeti creatori nel dolore.

 

La mia mente era recalcitrante.

O forse era l’anima, se sapessi che cosa è.

So che è una cosa sempre in dubbio.

In altalena tra ragione e sentimenti.

Resisto fino a che desisto.

Dai e dai mi convincono ad uscire.

C’è un evento che merita attenzione.

Si tiene presso un baluardo che resiste.

Che insiste nonostante subìti torti e sviste.

Chissà cosa li anima.

E’ una di quelle strutture di resistenza inclusiva.

E’ un centro psico sociale.

Garantisce sostegno.

In barba alla denigrata sanità, funziona esiste e resiste.

Assembla e combina uno strano menting pot.

In un crogiuolo di paiolo di ribolliti mentali.

I peggiori sono gli operatori e i volontari.

Chi glielo farà fare di farsi un mazzo tanto.

Per quattro matti.

Per chi si trova in condizioni di disagio mentale.

Se li conosceste sapreste quanti più ce ne vorrebbero.

In culo ai delinquenti che pensano di potere tagliare spese.

Per essere efficienti, in un senso da dementi.

Bisognerebbe almeno esserci stati.

Per avere sentito applausi a scrosci.

Ed essere capaci di chiedersi quanto vale e quanto dura.

Un pomeriggio di tanta lieggia leggera levità.

Il cui ricordo allevierà dolori anche in tanti giorni futuri.

Il dolore, ecco il punto.

Solo chi nella vita ha provato forte dolore può capire.

L’empatia richiede attivazione dei neuroni specchio.

Così schizopensavo mentre guardavo.

Guardavo il manipolo di presenti doleanti.

In franzoso, per darsi il giusto tono di scena.

E mi sono ricordato di una delle mie lucide visioni.

Costatemi un trattamento sanitario obbligatorio.

C’era un esercito di doleanti emarginati, rifiutati, esclusi, discriminati.

Inviato quaggiù in terra in incognito per cambiare il mondo.

Una armata intera di portatori sani di geni guaritori.

Per convertire i ricottari planetari.

Quelli che a loro va sempre bene.

Senza mai provare a sentire il male del dolore.

Basterebbe fare loro ascoltare qualche canzone.

Io mi credevo la reincarnazione di un Jesùs.

Ed in croce di trattamento sanitario obbligatorio in effetti ci finii.

Ma torniamo coi piedi sulla terra dell’evento.

L’evento è della classe di arte invasiva.

Nel senso che alla fine scoprite che vi ha intriso.

Invade il cuore come uno specchio.

E’ una testimonianza di amore.

Della fede che ci vuole a mettersi in piazza.

Armato di timida grazia.

Ma con voce capace e graffianti gesti precisi.

Il pubblico si riconosce in quello specchio.

Tra metafore esplicite e poesia dell’ombra.

Questa è la magica alchimia di un artista.

Questa è la terapia della buona psichiatria.

E’ una evoluzione della specie umana.

Che produce tanta grazia.

Ci vorrà del tempo.

Ci vorrà più musica, pittura, teatro, canto.

Sofìa di tecnè, una parola sola per dire arte.

Ci vorranno arti in ascensione.

Dritte verso una ascensione.

Saranno loro ad illuminare l’armata latente.

Loro puri, perchè di altro non hanno niente.

Partirà dal basso di noi ultimi.

Lo fa già, tra noi che siamo i tanti.

Matti, storti, sfigati, stimmati, finiti.

Ma state certi.

Non di cuori e non di menti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Felici e Perdenti

 

I profeti creatori dal dolore



 






L'evento





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