2025 07 23 - Intolleranza al nazista.
In
principio era il verbo.
Nel
prosieguo fu il nerbo.
Il
verbo era chiaro.
Era
pensiero e parola.
Uniti
puliti e scevri di fole.
Non
richiedevano scudisciate né nerborute frustate.
Erano
eteree visioni in un mondo di pie illusioni.
Dallo
stesso principio sbocciarono religioni a bizzeffe.
Diventarono
migliaia di fazioni.
E
frazioni di popolazioni.
Iniziò
la sarabanda delle appropriazioni.
Ognuno
in nome di un dio o di chissà quale io.
Poi
ogni dio fu dato per morto.
Nonostante
lo sforzo di dirlo risorto.
Fu
anche per colpa di armi troppo leggere.
Di
cui era dotato ogni cavaliere verbale.
Tutti
a cavalcare parole sempre più vuote.
Mentre
nel mondo reale si muore.
Alla
fine diventa una confusione di suoni.
Capriole
di cori che sono solo rumore.
“A Gaza situazione moralmente inaccettabile.”
Come
a dire che nella pratica è quello che è.
“Ogni
ora però provoca profondo dolore”.
Conforto
sicuro per chi vive lì obtorto nel torto.
Insomma
il verbo non ha più alcuna forza.
E
nessuno agisce in sua vece con il nerbo.
La
confusione di suoni ribalta posizioni.
Con
connivenza mondiale data per normale.
E
ti trovi che i buoni sono diventati i cattivi.
Che
gli oppressi sono rivinti nazisti.
Nella
indifferente tolleranza generale male riposta.
Mi insegnarono una scena da
filosofi.
Militavano
per strada dei nazisti.
I
fratelli in lamierone si scambiano uno sguardo.
Romba
il tuono di un motore di quelli a tanti pistoni.
L’auto
esce dalla fila.
Punta
dritta il drappello di nazisti.
E
li fa buttare tutti giù dal ponte.
Io
i nazisti non li sopporto, aveva detto un fratello all’altro.
La
morale è del tipo invocato un po’ da tutti.
Nazisti
brutti e cattivi tutti.
Ma
ci sono queste occasioni e situazioni.
In
cui per difendere la tolleranza ci vuole il nerbo.
Frusta,
scudiscio, sferza, verga, bastone.
O
moderno strumento e apparato.
Basta
solo avere chiaro il presente qui e ora.
E
chi siano oggi i nazisti.
Nello
sterminio in Palestina.
K.i.d.
si
deve impugnare uno scudiscio.

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